perché un caffè virtuale?

Ieri ero a Milano. In via Dante, davanti al Piccolo Teatro. Ce ci facevo? Ma niente…protestavo insieme ad altri dieci attori perché il governo di un paese che ora non ricordo vuole proibire la pubblicazione di certe notizie riguardanti i politici corrotti di quel paese, che ora non ricordo. Ma al tempo stesso ero lì perché un poliziotto quasi simpatico mi ha offerto un caffè. Era di Palermo, della Digos e ragionava mica male. Poi s’è fermato un suo amico, guardia giurata di Palermo in perenne trasferta a milano. Ha fermato il furgone blindato, arrugginito, sudato. È sceso, ci siamo pigliati il caffè. 1 euro. Anche loro sono anti-capitalisti, ma erano in servizio. Vorrei dire “erano pagati, io no”. Ma stavo protestando, ci mancherebbe altro.

Ecco che anche io, senza fermare nessun furgone, vi invito a prendere un caffè. Caffè letterari ce ne son fin troppi, spesso deserti. Caffè avvelenati pure. Un caffè shakerato con ironia e voglia di dire quel che vi va. Un caffè è un luogo un pò strano, dove sarebbe bello entrare e poter salutare il barista, sedersi a un tavolino e star lì ore a pensare, a leggere, ad aspettare qualcuno che non arriva. In alcuni posti è ancora così. Dalle parti dove vivo adesso, non più. Si deve scappare dopo pochi minuti, senza nemmeno aver il tempo di aprire la borsa, miseriaccia! Qui, invece, vorrei prendermi il tempo per scrivere, per ridere, per perdere tempo insieme a chi a voglia di farlo con me. Magari parlerò da solo, come gli esclusi e i barboni che abitano i bar delle stazioni. O forse qualcuno avrà voglia di fermarsi a lasciare un commento… Prima o poi potremmo trovarci allo stesso tavolo, in qualche caffè del mondo.

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