Tre figure attraversano questo piccolo teatrino, buffo e inquietante: due migranti illegali – un curdo e un colombiano – e una prostituta polacca. Sono invisibili, perché senza documenti e alieni dalle loro comunità nazionali. Nelle stanze di un bordello, però, le loro fragilità si incontrano e si riconoscono. E quasi si amano. La loro pelle è come la buccia di una banana, che cambia colore, degrada, puzza, si sfoglia e lascia apparire al suo interno la stessa polpa, che presto scompare e diventa invisibile. Come tutti, cercano di dare nell’occhio per diventare invisibili. Tradurre è come sbucciare una banana: sbirciare – come dice Benjamin – il corpo del re nascosto sotto il suo lussuoso mantello. Cercare, sotto la superficie effimera del testo, l’essenza di un Senso, che forse s’è perso. Tradurre un testo è come lasciare a terra bucce di banana, dettagli che non vorresti buttare, scarti nei quali sai di inciampare.
Testo e foto relativi a Performing Traslaition – installazione (Genova, sala della Dogana naviga.asp?pagina=6603). Suo malgrado Stephane appare qui come curdo mangiatore di banane, nel tentativo di tradurre il monologo 7 di Schattenstimmen von Feridun Zaimoglu und Günter Senkel
